Armi leggere. L’Onu fa un passo avanti per fermare il traffico

Lucia Capuzzi – Fonte: © Avvenire
29 giugno 2018

L a loro stazza è inversamente proporzionale ai dan- ni causati. Le armi cosiddette “leggere” – 1,3 mi- liardi di pezzi in circolazione nel mondo, di cui il trenta per cento concentrato negli Usa – sono il combustibile dei conflitti civili, nonché lo strumento prediletto delle organizzazioni terroristiche e criminali. Solo 156 milio- ni sono affidati al controllo delle forze di polizia e mili- tari. Il resto è nelle mani dei civili. Per tale ragione, l’O- nu ha convocato i rappresentanti dei governi mondiali e della società civile a New York per la terza Conferenza

di revisione del programma di prevenzione e monito- raggio delle Nazioni Unite. Il documento conclusivo del summit – che chiude oggi – ha sottolineato alcuni aspetti importanti per la lotta al traffico di armi leggere. «Per la prima volta, queste sono collegate alla violenza di gene- re, dato che la maggior parte dei femminicidi sono com- messi con pistole e fucili», afferma Francesco Vignarca, coordinatore della Rete italiana per il disarmo, a New York per la riunione.

«Il testo, inoltre, viene inquadrato all’interno degli O- biettivi di sviluppo sostenibile, ponendo in luce la rela- zione tra armi e povertà. Nell’articolato, poi, c’è la paro-

la corruzione, che richiama gli Stati alle loro responsa- bilità nel frenare il commercio illegale. E una prima ci- tazione delle munizioni. Le iniziative per inserirle nel programma, positivamente sostenute dall’Italia, però, sono state bloccate». Resta, dunque, molta strada da fa- re. Il monitoraggio Onu dipende dalla disponibilità dei governi: l’invio dei dati è volontario. «All’ultimo, pubbli- cato nel 2015, hanno partecipato 39 Paesi – conclude Carlo Tombola, direttore scientifico dell’Opal di Brescia, anche lui a New York –. L’auspicio è che la partecipazio- ne cresca nel nuovo studio, avviato con la Conferenza».

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