Non finanziate i cacciabombardieri F35 – Comunicato di OPAL Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e Politiche di Sicurezza e Difesa

 Brescia 8-11 novembre 2009
A poche ore di distanza, Brescia è coinvolta in due importanti avvenimenti: la visita di Benedetto XVI e il passaggio della Marcia mondiale per la Pace e la Nonviolenza. Brescia è la capitale italiana delle armi da fuoco. Nel distretto industriale che fa capo a Gardone Valtrompia annualmente si fabbricano tra ottocentomila e un milione di armi leggere. La sola Beretta produce mille-millecinquecento pistole al giorno. Da qui, dalle mani di più o meno millecinquecento addetti, esce il meglio della produzione mondiale di armi da fuoco di alta qualità, armi che vincono le Olimpiadi ma che sono anche nelle fondine dei soldati e delle forze dell’ordine di molti paesi del mondo. Qui si progettano le armi leggere del futuro.

In occasione di questi due importanti eventi, le associazioni della società civile bresciana che da tempo sono impegnate nella promozione della pace e nell’educazione alla nonviolenza avanzano alcune proposte proprio sui temi della produzione e del commercio delle armi e della cultura ed educazione alla pace e alla nonviolenza.
Chiediamo alle autorità pubbliche, ai rappresentati eletti, ai sindacati dei lavoratori e alle associazioni dei produttori, che si impegnino:
• a rendere trasparente la produzione bresciana di armi da guerra, il suo valore, il numero dei pezzi prodotti, i paesi o territori destinatari, le commesse in corso: un impegno che vada al di là degli obblighi di legge e che permetta almeno di conoscere i trasferimenti legali e autorizzati di armi bresciane;
• a escludere esplicitamente dalla clientela dei produttori bresciani di armi – a uso militare, civile, sportivo e per la difesa personale – quei Paesi in cui si registrano reiterate violazioni dei diritti umani e dei diritti civili, in stato di conflitto interno ed esterno, che sono segnalati dalle autorità internazionali per traffici o triangolazioni di armi, e dove queste vengono impiegate sia dagli eserciti regolari che da gruppi armati di “minori soldato”;
• a mettere in programma una progressiva riduzione della produzione locale di armi ad uso militare che – da quanto risulta dalle dichiarazioni pubbliche dei rappresentanti dei maggiori produttori armieri – rappresentano una quota assolutamente marginale della produzione bresciana;
• a ritirare dal mercato, non partecipare e non rilasciare autorizzazioni per la produzione di videogiochi in cui siano menzionati o utilizzati modelli di armi di produzione bresciana, soprattutto se tali videogiochi non riportano esplicite limitazioni per i minorenni;
• ad escludere dalla pubblicità di qualsiasi sistema d’arma la presenza di bambini e minori, e impegnarsi a definire una policy pubblica che espliciti rigorosi criteri etici in merito alla pubblicità di queste armi;
• ad attuare concrete misure di pressione pubblica sugli enti competenti per la limitazione ai soli maggiorenni dell’accesso ai poligoni di tiro e alle esposizioni di armi come EXA, una importante fiera per le armi leggere che si tiene annualmente a Brescia alla quale hanno libero accesso anche bambini e minori.
Ai mezzi di comunicazione e al mondo dell’università e della ricerca chiediamo non solo di sostenere queste richieste ma anche di contribuire a far crescere qui a Brescia una vera “cultura della trasparenza” in merito alla produzione e commercializzazione delle armi e alle modalità culturali della loro pubblicizzazione presso la cittadinanza.
Alle autorità civili, politiche, militari, religiose, scolastiche tutte chiediamo che Brescia e la sua provincia non diventino il banco di prova dell’ingresso delle Forze Armate nell’attività educativa delle scuole pubbliche. Deprechiamo il tentativo di entrare nelle scuole superiori lombarde attraverso il Training Day. Chiediamo al riguardo alle suddetti realtà competenti una rinnovata riflessione affinché si impedisca ai nostri figli di essere addestrati militarmente attraverso il “gioco” o le “attività sportive”, e che la partecipazione ad attività di indirizzo militare sia riservata ai soli maggiorenni in sedi specifiche al di fuori del contesto scolastico ed educativo.
Alla cittadinanza tutta chiediamo un serio ripensamento delle modalità con cui la “cultura delle armi” è rappresentata nella nostra società e sulla sua influenza sui rapporti interpersonali oltre che sulle giovani generazioni del nostro territorio. Ricordiamo infine, a sottolineare l’importanza della visita di Benedetto XVI, la grande tradizione sociale della Brescia cattolica che ha visto in Paolo VI il papa che ha creato la commissione giustizia e pace e avviato le giornate mondiali della pace come contributo specifico a un mondo senza guerre e violenze. All’interno di questa lunga tradizione anche Benedetto XVI si è inserito con decisione chiedendo in più occasioni la diminuzione di produzione e commercio di armi, la riduzione di spese militari a favore della cooperazione internazionale e il coraggio di un disarmo integrale. Ai giovani lombardi diceva in una udienza: “Cari giovani, siate ovunque testimoni di non violenza – questo è importante proprio oggi – testimoni di non violenza e di pace e con questo generoso impegno contribuirete a costruire un futuro migliore per tutti”.

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