Donne uccise da legali detentori di armi: perché chiedere dati certi è doveroso

Andrea Maggiolo – Fonte: © Today
24 novembre 2019

Purtroppo la Polizia non fornisce dati specifici sui femminicidi commessi da legali detentori di armi. Sarebbe un dato importantissimo per poter valutare la pertinenza delle norme.

Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere (OPAL) di Brescia, chiede che ci sia più trasparenza, più informazione: “Il rapporto della Polizia di Stato sui “Femminicidi in Italia” pubblicato in questi giorni – dice a Today.it –  conferma quanto diversi centri di ricerca indipendenti avevano già documentato: sono le armi da fuoco lo strumento più usato nei femminicidi. Il 38% dei casi nel 2018 (anche il 18% nei primi 8 mesi del 2019 è un dato rilevante). Purtroppo la Polizia di Stato non fornisce dati specifici sui femminicidi commessi da legali detentori di armi. Sarebbe un dato importantissimo per poter valutare la pertinenza delle norme che regolamentano le licenze per armi, la necessità di introdurre maggiori restrizioni e di intensificare i controlli sui legali detentori” aggiunge Beretta.

Dal database di OPAL si evince che nel 2018, in almeno una ventina di casi, i femminicidi sono stati commessi da legali detentori di armi. Quali sono gli eventuali ostacoli nel fornire dati certi sui reati commessi da legali detentori di armi? Ci sono problemi concreti nel reperire e organizzare le informazioni?

“Non ci dovrebbero essere problemi per il Ministero degli Interni a reperire dati sugli omicidi e sui femminicidi commessi da legali detentori di armi – dice a Today.it Giorgio Beretta – sono noti alla Direzione centrale della Polizia criminale del Ministero. Va detto che lo studio del fenomeno del femminicidio è tutto sommato recente e probabilmente finora è stata posta maggior attenzione ad altri elementi rispetto all’arma utilizzataLeggi tutto l’articolo