Siamo in guerra col maltempo ma spendiamo in armi

Poche novità dal Consiglio Supremo di Difesa riunitosi lo scorso 8 febbraio: qualche parziale riduzione agli organici - largamente sovradimensionati - delle Forze Armate e qualche ritocco agli investimenti negli armamenti. Tutto qui.

Il Consiglio Supremo di Difesa riafferma dunque una sostanziale continuità nella politica della difesa del nostro paese: alti livelli di spesa e di investimento, pronunciato interventismo militare all'estero Altro che difesa «light», come qualcuno improvvidamente ha detto. Si tratta invece di una difesa «pesante», con ancora tanto personale, armi, generali e burocrazie.

Della cancellazione della produzione e acquisizione di 131 cacciabombardieri F35 (15 miliardi di euro, più altri due già spesi) nemmeno a parlarne. E anche in questo caso si vocifera di qualche limitata rinuncia: magari invece di 131 ne prenderemo 100 e poi, magari, con il passare del tempo ci sarà occasione per tornare indietro anche rispetto a questa limitata (eventuale) rinuncia. Nonostante la crisi economica ed anche un'attenzione mediatica sostanzialmente ostile alla produzione di questi cacciabombardieri, il governo dunque non fa marcia indietro.

Ed è per questo che acquista sempre maggior senso la campagna lanciata da Sbilanciamoci, Rete Disarmo, Tavola della Pace, Unimondo e con l'adesione e il sostegno de il manifesto per cancellare il programma di costruzione ed acquisizione degli F35. Si sono già raccolte decine di migliaia di firme in tutta Italia e banchetti e iniziative si stanno moltiplicando in tante città.

Il prossimo 25 febbraio ci sarà una giornata di mobilitazione nazionale in oltre 100 città italiane per chiedere lo stop agli F35.

Con i soldi risparmiati potremmo comprare un po' di spazzaneve da dare alle città sommerse dal maltempo, oppure fare degli altri aerei - ma per spegnere gli incendi che devastano i nostri boschi durante l'estate - o ancora dare al nostro paese 4500 asili nido, oppure garantire a 200mila precari un'indennità di disoccupazione in caso di perdita del posto di lavoro.

E' paradossale che mentre le sofferenze sociali per la crisi economica stanno ancora crescendo in modo esponenziale, i generali del nostro paese si dilettino a spendere questa montagna di soldi in «giochi di guerra» che niente hanno a che fare con un'idea di «difesa sufficiente» coerente con l'art. 11 (l'Italia ripudia la guerra) e l'art. 52 (ruolo nazionale e democratico delle Forze Armate) della nostra Costituzione. Meglio sarebbe risparmiare questi soldi, evitando sovrapposizioni e moltiplicazioni di sistemi d'arma - fortunatamente - non utilizzati e magari in possesso anche di nostri paesi alleati: uno spreco inutile. Mai come in questo momento bisognerebbe «svuotare gli arsenali e riempire i granai». Purtroppo il nostro governo sta facendo l'opposto.

Giulio Marcon, il Manifesto 10 febbraio 2012

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